A noi piace il calcio !

Ci siamo inventati il torneo Arcobaleno.

12 e 13 Settembre presso il campo de La Quercia a Viterbo:

Dopo l’esperienza a Viterbo a giocare a CALCIOTTO e a Bolsena contro il Montefiascone Calcio Amatori del 12 Giugno 2015, abbiamo cercato di unire tutti i centri di accoglienza della Provincia di Viterbo:

  • Noi, INTERcasa GEA di San Lorenzo Nuovo
  • Gestione Orizzonti di Canino 
  • Arci solidarietà Viterbo
  • Hotel Carpe Diem di Orte
  • Il Casone di Graffignano,

é nato il PRIMO TORNEO ARCOBALENO organizzato per le giornate del 12 e 13 Settembre 2015 presso il campo di La Quercia a Viterbo. La prima giornata è stata giocata, ma la Domenica del 13/09/2015 è piovuto tutto il giorno e le partite in programma sono state annullate. Abbiamo organizzato il recupero della SECONDA GIORNATA in Ottobre. Nonostante le assenze di Graffignano ed Orte, noi di INTERcasa GEA abbiamo intascato IL SECONDO PAREGGIO, BELLISSIMA PARTITA.

vi comunicheremo i prossimi incontri…

Rubrica “DIVERSO è UGUALE” di Pierpaolo Napoli

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Come è nato il Consorzio; origine e nome.

 

Perché tutti i bimbi possano dormire nei propri lettini…

PREMESSA

In occasione dell’aumento degli sbarchi di profughi provenienti da tanti paesi del mondo, l’allora direttivo del gruppo GEA è stato testimone di come, in stato di emergenza purtroppo, le convenzioni con i privati o enti non specializzati nella gestione dei rifugiati e richiedenti asilo, abbiano un effetto controproducente sulle politiche di accoglienza, tutela e gestione dell’autonomia e dell’empowerement del migrante nella terra ospitante, e pratichino scarsa, se non assente, sensibilizzazione sul tema della città ospitante che si barrica nell’ “attenti al nemico”, con l’aggravante della disinformazione e del pregiudizio.

In stato di emergenza umanitaria, con i CARA pieni d il difficile impiego del terzo settore, per mancanza di mappature coese, le Prefetture sono costrette a cercare ricoveri temporanei per ospitare naufraghi e fuggitivi, ed in tempi di crisi, alberghi, agriturismi e strutture ricettive di altra natura, vengono a patti offrendo i loro servizi che si riassumono in interventi poco attenti al vero abiettivo da raggiungere: l’integrazione e l’applicazione delle normative italiane ed europee. per non parlare del lucro e dell’arricchimento di mafiosi senza scrupoli che approfittano dei flussi migratori di emergenza, per le loro tasche, creando inconsapevoli una specie di migrante astioso e vendicativo, o solo ed abbandonato. La completa mancanza di competenza, e la “gola” che fanno i fondi europei, producono un mix bomba di intolleranza, scarsa sopportazione, pregiudizio, spese a risparmio, servizi inaffidabili o completamente assenti, “arrabattati”, quando erogati, senza entusiasmo e senza curriculum del settore. Delusione, per chi opera con tenacia nel settore dell’immigrazione. Amarezza, nel paese che gode ancora della Costituzione più progressista d’Europa se non del mondo, e leggi in materia di diritto di asilo all’avanguardia (seppur vincolate dal Dublino III), che non possono, in tale contesto, non sfociare nel fallimento delle nostre politiche di accoglienza ed integrazione.

Ci lasciò di stucco, durante la primavera del 2014, come il clima di totale disinteresse per il tema immigrazione, sfociò in un articolo mai smentito su un periodico della zona, in prima pagina e di seguito a pagina undici, dove si dava una notizia falsa, di sfondo politico pre-elezioni e di istigazione al razzismo, oltre la diffusione di cifre ed informazioni false che la popolazione ha letto (le vendite di quel giorno sembra siano cresciute) e recepito nel peggiore dei modi, alimentando vendetta, squadroni, vendicatori, le cui vittime ignare ed indifese continuano speranzose del futuro, ad essere riconoscenti a quel popolo italiano che tanto stimano, dal quale sono invece visti come la peste bubbonica; non come una risorsa ma come un danno per se stessi e per il paese. Di una cosa eravamo certi e lo siamo ancora: chi viene a fare la guerra arriva con le armi, non nudo a braccia alzate in segno di riconoscenza, semplicemente per essere ancora vivo.

Non volendo assistere indifferenti al clima creatosi attorno ad un argomento così delicato come l’accoglienza; adoperandosi alla ricerca di politiche integrative, comunicative, d’accoglienza, ricettive; cercando di isolare le criticità e sostituirle con metodi più incisivi ed efficaci; assumendosi la responsabilità di mettersi in gioco e chiamare altri esperti del settore, o semplicemente altri migranti, insieme ad italiani di diverse provenienze in una gestione sperimentale alimentata dalla condivisione delle esperienze, l’idea dei tre mediatori culturali si è trasformata in un ampio ed articolato progetto pilota mai messo in pratica sul territorio, che vuole applicare le direttive del manuale SPRAR nelle convenzioni in regime di emergenza; allargando in parte la “specializzazione” di alcuni servizi minimi richiesti, per sfociare nel primo “Osservatorio Sociale integrato sull’Immigrazione della Tuscia, OSIT”, orientato al monitoraggio scientifico dei flussi di profughi a partire dal primo arrivo il 22 Marzo 2014, con l’ambizione di produrre una prima letteratura complessa sul tema, atta ad accantonare le criticità per costruire nuovi metodi ed approcci di accoglienza.

Ai primi tre membri del gruppo, si sono uniti altri mediatori culturali, professionisti del settore immigrazione, sociologo, assistenti sociali, psicologi, esperti di gestione e sicurezza, educatore, imprenditori del mondo del consumo critico e del riuso, docenti di italiano come L2 nel quadro QCER europeo, cuochi, operatori per i rifugiati, artisti, fotografi, esperti di disegno e fumetti, ma anche infermieri  e medici volontari, tutelati dal consulente legale (ASGI) che ringraziamo perché è grazie a lui che siamo qui a scrivere, e dal consulente del lavoro, che ci ha fatto capire che oltre ad una onlus, operiamo come un’azienda. Tante piccole gocce nel mare, che rievocano quella favola africana del colibrì, che da solo cercò di spegnere un incendio con una goccia d’acqua nel suo becco. Più questi veniva deriso dagli scettici sconfortati, più diceva a gran voce, che di tante gocce, si poteva fare un mare, valido contro ogni incendio.

Così è nata INTERcasa GEA, con tante gocce di fatica e di passione di ognuno di noi.

IL PROGETTO

Il progetto pilota InterCASA GEA è un disegno sperimentale ambizioso nato dalla tenacia di tre mediatori culturali che operano sul territorio della provincia di Viterbo, e seppur in diversi contesti, hanno notato delle criticità nella gestione dei profughi che vengono inviati nella Tuscia. Lo scopo del progetto, che abbiamo apostrofato per facilità “GEA”, è quello non solo di applicare la normativa in materia di richiedenti asilo e nella gestione della struttura di accoglienza ospitante, ma in caso di emergenza; vuole creare un piccolo indotto economico, sul e per il territorio in cui attua; creare posti di lavoro ed essere una piccola prima banca dati a fare un monitoraggio attento dei flussi di passaggio a Viterbo e dintorni. Lo spirito che anima tutto il gruppo porta alla condivisione di status ed esperienze; lo staff è interamente misto; ci sono operatori di tante etnie, nazionalità, religioni differenti; il metodo formativo applicato, in politiche di emergenza è di “educazione continua” degli operatori e di tutto il personale. Si praticheranno buone prassi; la gestione sarà completamente etica, professionale, attenta al dettaglio e al rispetto dell’ambiente e delle persone. Una piccola comunità campione a fini scientifici, in cui saranno protetti i soggetti più deboli, per i quali ci avvarremo di piani individuali multidisciplinari da decidere in equipe.

IL NOME

InterCASA GEA” è un nome composto seguito da una sigla di tre lettere, che riassume ciò che in un progetto sull’immigrazione dovrebbe essere imprescindibile; noi la chiamiamo “Gestione Etica dell’Accoglienza nella casa Interculturale”, d’ora in poi semplicemente GEA. Dal titolo appare solo una siglia,  ma anche se non nascondesse Gestione Etica dell’Accoglienza, sarebbe comunque un termine adatto: Gea come terra, madre, vita, differenza e pluralità. Viene dopo un nome composto da INTER che sta per l’abbreviazione di Intercultura, e CASA come abitazione o tetto. Entrambi, intercultura e casa, sono diritti tutelati dalla Costituzione italiana, a loro volta compresi in diversi articoli che ne sono collegati, che riguardano famiglia, infanzia, maternità, religione, lavoro. La casa è un diritto: il buon padrone di casa è colui che accoglie e tratta con rispetto gli ospiti. Esercitare buone pratiche di accoglienza, è un indicatore di buona politica integrativa. Del resto, in Italia si dice: “L’ospite è sacro!”. L’accoglienza non è un diritto, ma è una buona pratica per cominciare al meglio un percorso duro ed impervio; alla ricerca dell’ottimizzazione della metodologia delle politiche ricettive. L’intercultura la dovremmo aver già tenuta in considerazione anni fa, quando andammo a firmare Schengen; quando permettemmo l’apertura delle frontiere economiche, senza calcolare i flussi umani. Ad oggi, non dovremmo firmare convenzioni di emergenza.

Come padroni di casa, riteniamo necessaria una “gestione etica” di struttura ed organico; ai nostri ospiti diremo così: “Siete i benvenuti, finché rispettate le regole che noi tutti ci siamo imposti. Noi ve le insegneremo, e vi faremo vedere come viviamo, e vi cureremo in caso di malattia. Conoscerete i vostri DIRITTI ed i vostri DOVERI e le regole di buona convivenza pacifica, a partire dalla semplice educazione all’economia domestica ed i consumi. Se non siete interessati, mangiate, rifocillatevi, ma appena siete in forze, siete liberi di andar via.” INTERcasa è nata non solo per accogliere, ma per INTEGRARE; per far uscire dal centro di accoglienza persone autonome e consapevoli, grazie ad una politica di rilascio lento sul territorio divisa in quattro tappe temporali trimestrali.

INTER è intercultura

CASA è sicurezza

GEA è Gestione etica dell’accoglienza

Inter, sottolinea anche l’etimologia del termine: convergenza, condivisione, scambio. Casa è la casa degli stessi operatori, tutti diversi di nazionalità e costumi, tutti assieme nelle loro differenze per uno scopo unico: una serena convivenza. Il progetto GEA è apertura e convergenza. il termine sicurezza, tanto ascoltato in tv come un campanello d’allarme, cambia accezione laddove convergono più culture in un progetto pilota che intende sperimentare nuove metodologie di accoglienza, ottimizzando il rapporto budget/investimento, professionalizzando gli operatori nel settore immigrazione, sensibilizzando la popolazione ed informando tutti coloro che la richiedano, sulla trasparenza della gestione e delle spese. Cercheremo di sensibilizzare gli italiani al diverso, ma anche ai diversi a vivere con gli italiani e tra di loro, smontando l’ida di ghetto e di comunità minori, visto che l’Italia ha da sempre intrapreso la politica “integrativa”, al contrario di Francia, Germania o altri paesi del nord Europa. Sicurezza ora, sottolinea solo un posto sicuro dove potersi preparare al proprio futuro.

InterCASA GEA è un progetto pilota unico sul territorio di Viterbo che, partendo da una semplice accoglienza, è ideato e strutturato in base alle direttive della Comunità Europea e del Ministero dell’interno, dei manuali dello SPRAR, da applicare anche, e soprattutto in caso di convenzioni di emergenza, arginando il danno sociale, e creando un piccolo indotto economico redistribuito sul territorio.

Gli apporti normativo/comportamentali delle fonti considerate nella strutturazione del progetto di accoglienza, dal punto di vista logistico e di gestione degli arrivi/sbarchi, non si riassumerebbero più nella sola funzione economica di passaggio “in soldoni” ai privati come è stato fatto fin ora, (senza tra l’altro buoni risultati nel rapporto spesa/efficacia dell’intervento), ma sulla sperimentazione di nuovi metodi inclusivi e nuove strategie di intervento, giocando, oltre che sulla costruzione della relazione, sullo sfruttamento del tempo libero e sull’incentivazione della creatività.

Per gestione etica si intende: rispetto della normativa e buone prassi, sfruttamento del territorio, del tessuto sociale; informazione/formazione, comunicazione, accompagnamento, interpretazione, costruzione della relazione, pratiche sperimentali per aggregazione sociale come laboratori creativi e sviluppo delle capacità artistiche o imprenditoriali, ricerca di nuove fonti di investimento, come il commercio etico, il riciclo, il riuso, l’artigianato, l’istruzione settoriale; trasporti car pooling ecc ecc

Il progetto si sta realizzando. Ci vedremo per esporvi i risultati.

Venite a trovarci!