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Cronoscalata Montefiascone. Una Domenica di Aprile

Prima trasferta primaverile dopo i carri allegorici a Montefiascone

Nel raccontare la Domenica passata, un excursus nei sentimenti e nelle relazioni..

Lamposizione del rifugiato: come dovrebbe essere.

La vite del nostro centro di accoglienza INTERcasa GEA a San Lorenzo Nuovo (vt)

DA PAGINA FACEBOOK:

Oggi abbiamo portato i ragazzi a vedere la cronoscalata, perché nei loro sogni innocenti (sono giovani) di avere soldi e macchine lussuose, che postano a volte sulle loro pagine fb, potessimo far vedere loro, che solo nelle corse o nelle tasche dei ricchissimi ci sono quelle mega autovetture. Come ogni volta, la giornata è stata formativa, con presidente ed operatori, perché tra le persone conosciute ed i posti visitati, si imparano nuove parole, si vedono nuovi luoghi, si fanno nuove esperienze volte all’integrazione quella vera; quella che fuoriesce dalle mura del centro accoglienza, ed ogni tanto porta tutti i nostri ospiti nel mondo vero, quello con i bianchi… Quelli di cui hanno tanta paura. Perché non credete che siano stupidi… I ragazzi lo sanno bene che la gente così in massa non li vede di buon occhio. Ma noi si; mettendoli a loro agio, e facendo in modo che anche la gente, vedendo noi tranquilli e sereni, lo faccia. Ogni volta che usciamo si mettono in ghingheri… Si Puliscono le scarpe, si mettono il cambio più bello… Fanno come tutti noi quando siamo de fiesta… E si divertono. Si suppone che anche loro ogni tanto abbiano bisogno di svagarsi… Ed è fuori, che si vede se il lavoro svolto è fatto bene.
Dopo aver lasciato il furgone a via Bertina, sono scesi con l’operatore sotto la curva della morte e sono saliti sul poggio a vedere la corsa delle macchine. Risate, fotografie, Diego Chiaravalle capofila. Raccontavano, quando mi hanno raggiunto al campeggio, che da molte macchine da corsa, sono stati salutati e loro, col sorriso, hanno risposto a tutti.
Immagino cosa pensano ora, che leggono bene l’italiano e seguono sempre questa pagina, mentre si rendono conto (non sono stupidi) di come la popolazione li scruti, li controlli; come le loro vite sono in un carcere dorato da cui non sono poi così liberi di muoversi; come le loro vite siano osservate, il loro comportamento valutato, le loro azioni modificate, i loro costumi offuscati, le loro tradizioni perse… O quasi… Immagino come sia duro, in paese straniero, doversi sentire sempre osservati (io lo so) o monitorati. Immaginate che grande sforzo integrarsi… come debbano per forza desnudarsi di tutto e non poter esprimere se stessi, ripalpati, timidi, impauriti… Alcuni terrorizzati. Beh, ci sono anche gli stronzi ehhh… mica è tutto rose e fiori. Però, ormai ci sono tutti, ed è su tutti che bisogna lavorare, sebbene il progetto che mettiamo in pratica di integrazione sociale a rilascio lento sul territorio, prediliga la selezione degli elementi più validi, più laboriosi, Più intelligenti, più tecnicamente e nella relazione, adattabili ai cambi di canoni e di culture, più sensibili alla novità, all’impegno, alla caparbietà nella costruzione di un reale progetto di vita. Non usiamo denunciare ad esempio; non è un buon metodo per risolvere le criticità. Nei casi piu di sicurezza pubblica al massimo, si segnala!
La vita di un CAS come noi, ahimè, sta in piedi nelle more di un sistema emergenziale, e rischia sempre di finire quando è solo iniziato il bello… I ragazzi che stanno da noi da un anno, hanno raggiunto un livello di comprensione dell’italiano incredibile, incrementando di molto il tasso di apprendimento e la rapidità di comprensione anche nei nuovi elementi… Abbiamo ragazzi arrivati da nemmeno quattro mesi che parlano già un italiano disarmante… lasciano senza parole. Quelli di livello più elementare, e con difficoltà nell’espressione orale, riescono comunque a farsi capire con eccellenza senza dover utilizzare per forza una lingua veicolare.
Perdere un’occasione, nel nostro caso bandi o concorsi, significa dover buttare lavori certosini senza nemmeno potersi morsicare i gomiti…
Ringrazio La Rana Muta, perchè i ragazzi sono venuti via felicissimi, tutti e nove quelli di oggi; dieci con Camara che è arrivato ultimo.
Anche ai carri, entrambe le volte si sono divertiti, ma credo che ogni volta sia migliore per loro, perché ogni volta aumentano i loro strumenti per comprendere ciò che li circonda, per aumentare il campo di movimento sul territorio e l’autonomia nella relazione. In effetti, i ragazzi escono in autonomia dalla struttura, ma SOLO per andare a visitare propri connazionali, o girare soli per Viterbo o Roma guardandosi intorno.
Le uscite con noi sono ricordi vividi che nella vita, alcuni, non dimenticheranno mai. Li seguiamo in tutto: Conoscono perfettamente la loro posizione giuridica (meglio degli italiani); riescono a fare da traduttori coi nuovi arrivi, con protocolli e mascherine ci aiutano nell’accoglienza degli ultimi “lampedusini” che arrivano… Aspettano con noi alzati (mica tutti eh) la croce rossa coi nuovi ospiti… Li guardano rimembrando il passato… Fanno un sorriso di gioia se notano che ci sono dei loro connazionali che hanno attaversato lo stretto e, anche loro, sono sopravvisuti…
Fanno il caffe alla croce rossa, e glielo portano con la pettorina della cucina come in una normale casa… In una famiglia vera.

Il nostro, a San Lorenzo Nuovo, è un centro di accoglienza sperimentale di alto valore sociale, nonostante nasca da un gruppo giovane che ne fa di casini e confusioni, ma vanta una grandissimissima soddisfazione per il lavoro svolto, nonostante il gruppo di lavoro definitivo fatichi ad emergere.

Ogni volta che viene qualcuno è bene accolto da tutti: dall’idraulico al caldaista, dal TOTALnippo ai curiosi. Si, ogni tanto passa qualcuno di lì, e noi, lo accogliamo, anche solo con un normale caffè, come si fa in ogni CASA, che si rispetti. La nostra è INTERculturale, una Gestione Etica dell’Accoglienza. I risultati? MASTODONTICI.
Se un CAS durasse veramente fino alla sentenza del giudice in sede di ricorso, ci sono molte possibilità di sentenze positive, perchè il grado di integrazione, dopo diversi mesi, può andare alle stelle, e se i ragazzi rispondono bene agli imput formativi, educativi, e di inserimento lavorativo, allora si che il progetto assume un valore inestimabile. Il dado è tratto.
Immagino queste persone che piagnucolano l’allarme “neri intorno alla fontana a bivaccare”. Se ce ne sono, o sono sulle panchine, ahime, significa che chi ce li ha in carico non fa un caxxo! Oops, scusate la parola!
I beni di prima necessità SI comprano!
L’intimo è sacro! SI COMPRA!
I farmaci SI COMPRANO
Tutto il resto è ogni volta un divertimento, quando andiamo INSIEME a svuotare le case ed i garage rimediando di tutto: dai vestiti alle scarpe, giochi di società e mobili.
Le scarpe, se non sono sufficienti SI COMPRANO. I montefiasconesi hanno il premio fedeltà. Con noi sono i più grandi; ci danno di tutto. Grazie sempre. Ci sono arrivati pacchi gordos anche da Roma, Viterbo, Caprarola, Sardegna, Vitorchiano, Bolsena, e tanti altri… Professionisti, famiglie, stranieri, operai, medici, operatori… Di tutto di più.
Il progetto INTERcasa Gea va avanti a testa alta. E a chi crede che è meglio tenere le persone nascoste ed inattive fuori città sia meglio… In alcuni casi non posso dare torto (il nostro di San Lorenzo nuovo è in mezzo alla campagna di fronte al lago, a cinque km dai centri abitati) perchè i primi arrivi DEVONO essere fuori città. Ma FUORI, da qualsiasi centro abitato per diversi motivi che non sto ad elencare, a meno che non si tratti di case con non piu di uno o due nuclei famigliari. Riprendersi dal viaggio e fare un quadro clinico e socio sanitario necessita di qualche mese, e servono tranquillità e pace per costruire la relazione e stabilizzare caratteristiche emotive da affrontare in equipe multidisciplinare, alla ricerca di approcci o metodologie e procedure da applicare nei vari casi di intervento.
Oggi abbiamo pranzato al campeggio, alla rana muta. Quando i gestori si sono avvicinati ed hanno detto ai ragazzi “benvenuti”, ci hanno messo un po’ per realizzare… Credo che non gli era mai successo. A pranzo abbiamo letto su questa pagina i risultati nazionali della commissione di asilo fino al 26 febbraio 2016 e dato una sbirciatina al derby (forza roma!!!), e viste un paio di sentenze positive riguardo a ricordi di cittadini del Ghana pubblicate dall’asgi.
Grazie per il prezzo ragionevole al ristorante.

Aperti i teli, tutti al pratone sul lungolago… Chi gioca a carte, chi va al bar, chi sente la musica, chi dormicchia al sole, mentre la gente va e viene… Guarda, osserva, si ferma ad accarezzare il nostro cane (il Pancho), poi timida a fare due chiacchiere; alla fine ci si scioglie e ci si presenta.
Mi sono sorpresa di come, nonostante la timidezza, alcuni fossero veramente lusingati che la gente rivolgesse loro la la parola. Se sono da soli, è difficilissimo che venga loro rivolta la parola.. La separazione sociale resta, senza scampo.
Poi è arrivato l’amministratore, e tutti sugli scogli a vedere il tramonto, in mezzo a decine di bianchi, in serenità, in tranquillità, proprio come al centro accoglienza.
Il problema è riuscire a lasciarceli da soli. Non sono ancora pronti a stare in completa autonomia ed interazione tra i bianchi, sono ancora timorosi nella relazione con gli sconosciuti, e da cinque chilometri dal centro, non è possibile fare esperienza diretta ogni giorno. Per questo dopo massimo un anno, il centro città è necessario, perché se si lavora bene e si seguono le normative dedicate, con un pizzico di fantasia, i risultati possono veramente sorprendere tutti, perfino noi che ci siamo inventati questo metodo. Ma dobbiamo finirlo… E gli scettici, noterebbero che se si lavora bene in questo campo, intorno alla fontana non ci va proprio nessuno; hanno altro da fare per lavorare al loro progetto di vita.

E dobbiamo fare rete con gli altri, perché in questo lavoro, non dovrebbe esistere concorrenza ma unione, alla ricerca di strategie di intervento condivise, visiting e quant’altro, ai fini di uscire dall’emergenza tanto mal gestita in tutto il paese e rendere la prima accoglienza un fiore all’occhiello di uno Stato come il nostro, dove l’accoglienza è, e sarà sempre, un’arte. Come quella di vestirli subito e non lasciarli tre o quattro giorni in stallo.

Questo post è un messaggio a cittadini e gestori di altri centri. La differenza che c’è tra tutti noi nella gestione dei servizi di accoglienza, rende questo campo, nel viterbese, un mistero intoccato, un tabu insuperabile… la scarsa informazione ed i pregiudizi politici regnano…

Non voglio scendere nel personalismo, ma credo che almeno tirando le somme di un solo anno di attività, con un meraviglioso terzo posto su otto concorrenti al bando di gara 2016, e 29 ospiti che nel complesso (mica tutti, magari!!!) se la cavano alla grande sia con l’italiano che in altre attività, possiamo ritenerci soddisfattissimi per aver fatto, a modo nostro e secondo capitolato e disciplinare, un ottimo lavoro. Scusate la modestia, ma credo che coloro che al lago hanno interagito coi nostri ospiti, ci abbiano premiato, perchè ci hanno fatto capire che non abbiamo sudato invano, e che l’integrazione, a piccoli passi, e con la partecipazione di tutti, è possibile.

I nostri ragazzi non andranno mai a pulire strade e fogne per compiacere gli autoctoni. I nostri ospiti vengono formati ad entrare piano, a testa alta e con rispetto. Li stiamo accogliendo. Non hanno debiti con noi. Gli insegnamo invece, a spendere le loro energie per studiare, migliorarsi e cercare gli strumenti per raggiungere il loro progetto di vita, i loro sogni e le loro aspettative. Migliorare lo stato psicofisico di una persona, migliorerà la sua relazione alla pari con l’altro, mai messa, in posizione di inferiorità, ma di differenza, la quale però, non è insormontabile.

Per un lavoro decente e veramente soddisfacente (togliendo attriti e devianze ehhhh), ci vogliono da un minimo di diciotto mesi ad un massimo di due anni, e se il lavoro è ben fatto, i risultati sono megagalattici, e il processo di transculturazione ed integrazione sociale, si è innescato; bisogna stare a vedere come va… Ma questa, è seconda accoglienza….. E qui, il nostro progetto non ve lo dico. Perchè nella nostra seconda accoglienza, c’è già l’autonomia…

Come posso dire di sentirmi con la coscienza apposto e di aver lavorato bene?

Con queste foto.

Paola

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