img_2033

Gentile ministro Alfano

All’attenzione del signor ministro dell’interno Alfano,
Gentile signor Ministro Alfano,

Siamo un Consorzio Onlus nato da poco nella provincia di Viterbo solo due anni. Troppo poco tempo per poter mettere da parte qualche soldino di emergenza, vista la particolarità del lavoro che facciamo, sempre in emergenza, sempre senza fondi e con sforzi che ci tolgono il sonno e i pochi attimi che ci restano da dedicare alle nostre vite private e famiglie.

La responsabilità della presente è la mia e solo la mia, che ne sono il presidente e rappresentante legale di INTERcasa GEA Onlus, Paola Fanali, una mediatrice culturale professionale che da dieci anni si occupa solo ed esclusivamente di migranti, e che grazie alla dedizione mia e di altri validi e fedeli colleghi, ha costruito questo piccolo mondo di accoglienza fatto di erogazione di servizi, ma anche di costruzione della relazione e di attento monitoraggio delle caratteristiche degli stranieri che entrano sul nostro territorio.

Convinta che l’accoglienza non è solo mettere in albergo delle persone, per farle mangiare, bere e dormire, ma che questa ha un ruolo fondamentale di monitoraggio sul territorio, sia e soprattutto nel contesto della sicurezza e della salute pubblica, la nostra compagine ha messo in campo ogni tipo di professionalità dedicata, unita a semplicitá casalinga, per fare un lavoro approfondito e meticoloso, che vada oltre l’alloggio, considerando ogni persona un caso a sé, con le sue doti o le sue problematiche, da approfondire e da incentivare o smorzare sul nascere, nei casi di pericolosità sociale.

Abbiamo dedicato due anni di attività per tirare fuori dai nostri due centri persone dignitose, abituate alla differenza culturale, religiosa, politica, alla convivenza, all’integrazione tra diverse culture nell’ottica della condivisione e del mutuo soccorso, del sostegno reciproco e della messa in discussione.

Abbiamo individuato, grazie ai nostri metodi, gli elementi problematici, quelli pericolosi e quelli che necessitano di più tempo per entrare bene nel processo di transculturazione ed immissione sul territorio italiano. Abbiamo dato più importanza alla relazione ed all’osservazione, per quanto questo tipo di approccio risulti più dispendioso e faticoso, sia nell’impiego del personale, che nella scelta dei professionisti che relazionano strada facendo la vita di tutti i giorni dei nostri ospiti.

Ho inventato un metodo complesso di intervento multidimensionale in emergenza che potrebbe essere un esempio; un modello unico per tutti, alla ricerca di una politica di integrazione a rilascio lento sul territorio, basata sull’ascolto, l’empowerement delle persone, la collaborazione e l’aiuto reciproco di fronte alle difficoltà, ma anche sulle sanzioni, le riprese e gli ammonimenti per chi, entrato sul territorio cerca solo vacanze o disordini, o astio religioso che va stroncato sul nascere.

Abbiamo passato questi due anni nella posizione di voler essere efficienti, ma soprattutto efficaci nelle politiche di intervento coi richiedenti protezione internazionale; nei rapporti col nostro committente, la Prefettura UTG di Viterbo, che MAI ci ha abbandonato o lasciato soli, cercando di stimolarci ed incentivarci a fare sempre meglio ed oggi, sostenendoci in questo periodo di grave difficoltà, con tutte le ripercussioni del caso.

Abbiamo vinto appena nati il bando 2014, poi il 2015, ora il 2016, e ci sono stati affidati molti ragazzi, ad oggi 85 ospitati presso le nostre due strutture a Montefiascone e San Lorenzo Nuovo (VT).

Ospitiamo di tutto: gente valida e gente meno valida, e per tutti, cerchiamo il piano individuale più consono per un degno inserimento sociale, tenendo conto delle caratteristiche linguistiche, culturali, emotive, motorie, artistiche e quant’altro. Almeno ci proveremmo, con quelle famose 35,00 euro. Magari. Fornire servizi gratis é dura. Bisogna per forza tagliare da qualche parte. Chi anticipa crediti ad un gruppettucolo con solo due anni di vita? Non veniamo messi in condizioni di lavorare, in un campo la cui importanza strategica nel ruolo di un centro di accoglienza, non dovrebbe essere mai minimizzata né sottovalutata, per un efficiente monitoraggio di chi abbiamo sul territorio, e come possiamo conviverci, o come poterlo allontanare.

Abbiamo lavorato con dedizione senza mai abbassare la testa, a tutte le ore del giorno e della notte; abbiamo in organico circa venti lavoratori che insieme a noi sono scoppiati per la fatica, a volte abbandonati a se stessi per non avere un attimo da dedicargli per dir loro come sono bravi, utili, e quando possibile, dignitosi.

I nostri ospiti sono ben vestiti, comprendono l’italiano già dopo due mesi e masticano quanto prima un vocabolario base che li rende diversi da tutte le altre strutture della Provincia.

La nostra arma vincente è la passione, la vicinanza, l’ascolto, l’interpretazione dei comportamenti limite o devianti, aggiunti ad uno spettro di operatori che mette nel campo lavorativo la compagnia, la fiducia, l’attenzione, l’allegria, la goffaggine, la serietà; l’empatia o la distanza. Abbiamo generato un modello di intervento unico nella sua specie, che trasforma un centro di accoglienza come tanti emergenziali, in un piccolo sprar, dove la casa è di tutti, e tutti la dobbiamo difendere e pulire, dove si vive come una grande famiglia, e dove si decide insieme sull’andamento della quotidianità grazie a riunioni settimanali di autogestione con tutti gli ospiti, tutti gli operatori, e lo psicoterapeuta a supervisore della costruzione della relazione e del gruppo di lavoro nell’operatività. Se poi qualcuno lo copia, può stare sicuro che non ci riuscirà ad avere lo stesso rendimento, per il semplice fatto che uno straniero non è solo 35 euro, ma molto di più. Possono cercare di fare come noi, ma se non hai la mission, puoi tirare fuori solo forzature, i cui effetti non avranno mai la carica di passione che noi spendiamo ogni giorno.

Abbiamo lottato per mesi per sopravvivere, ma il ritardo nei pagamenti di cui siamo vittime, ci sta portando lentamente e dover smettere, perchè stiamo buttando via due anni di interventi e di buoni rapporti come pagatori. Non andiamo poi a prendercela con gli stranieri abbandonati nelle strade da soli. Non andiamo ad additare lo straniero, perché siamo noi chi accoglie. Siamo noi chi controlla chi ci stiamo mettendo in casa.

Rischiamo di andare protestati, abbiamo due mesi di affitti arretrati, dobbiamo cambiare una caldaia, aggiustare il furgone, pagare i fornitori… gli operatori non prendono lo stipendio da Maggio. Io ed altri specialisti, da due anni non ci siamo nemmeno ancora mai pagati.

I nostri ragazzi non hanno il pocket money da più di un mese e mezzo (la cosa più grave), siamo in sovrannumero e la relazione comincia a vacillare perchè in un momento così lungo di promesse e mancati interventi da parte del ministero, il Consorzio sta perdendo di credibilità da parte dei beneficiari del proprio progetto, cosa inevitabile quando si tratta di andare avanti con numeri così alti quando non viene pagati da quasi cinque mesi.

Eh si. Sono passati da un pezzo 120 giorni… Con tutti i gravi danni che ne conseguono. La convenzione parla di giorni trenta per il pagamento. È anche vero che tutti dovremmo avere una autonomia economica decente. Ma qua stiamo parlando di voli pindarici e di miracoli di Delfi, di miraggi e di passi molto più lunghi di venti gambe assieme.

Siamo fermi al pagamento di Aprile e un anticipo di Maggio, senza trascurare che fino al 28/05/2016 avevamo solo i 29 ospiti di San Lorenzo Nuovo. Nel giro di due mesi siamo arrivati a tetti di 88 ospiti con l’aggiunta di Montefiascone, e con quei 30000 ci siamo arrivati fino ad oggi, stanchi, demotivati, con i fornitori che ci tartassano, poverini, ed hanno ragione; gli f24 da sospendere, gli stipendi da dare da mesi, e la vergogna di dover raschiare tutti i portafogli di amici e parenti, e dover dire ai ragazzi che la loro mancetta non c’è. Nessuno ci ha mai messo in condizione di poter lavorare nonostante ci inviassero numeri sempre più alti, che naturalmente, abbiamo accettato con gioia, ma che ad oggi, speriamo ci vengano tolti quanto prima, nonostante il grosso dispiacere di doverci allontanare da persone che abbiamo imparato ad apprezzare, stimolare, seguire.

Ringraziamo naturalmente tutti coloro che ci hanno aiutato e credono in noi, ma la vergogna che si prova, e le notti insonni per timore che tutto finisca, coadiuvati da minacce, intimidazioni e tentaivi di “rubare la piazza” con politucole da arrivisti da quattro soldi, a cui si aggiungono le frustrazioni, nel vedere altri lavori poco attenti, gente che ci mangia, alligatori che cercano strutture su strutture dove buttano gente alla meno peggio mentre tu hai dedicato tutta la vita a fare solo questo e ti ritrovi che la notte non dormi, che gli operatori ti vanno al sindacato come se li avessi ammazzati, i ragazzi che, educati e composti, vanno in Prefettura a chiedere diritti (e fanno bene), una banca assente che solo magna a refe nero tutte le nostre risorse senza aiutarci, convinta che non siamo nessuno (infatti l’abbiamo cambiata).

Va bene, questo milione di fatturato, in crescita per l’anno avvenire lo faremo passare da chi crede di più in noi e nel nostro lavoro.

Abbiamo dovuto metterci tutto il mio stipendio e non pagarcene molti altri per andare avanti, ma ora, non ce la facciamo più. Siamo arrivati al capolinea con tutto il dispiacere e la frustrazione, il senso di abbandono e la solitudine di chi ce l’ha messa tutta, ma non può più andare avanti.

Ci avete tolto la possibilità di essere in condizione di lavorare dignitosamente, e ci riteniamo fortunati perché siamo riusciti a trattenere i ragazzi dal farci una rivoluzione o di distruggerci tutto. Li ringraziamo, perché nonostante questo gravissimo periodo, sono ancora tutti lì, nonostante si lamentino molto e siano insofferenti, a continuare a credere che mai li abbandoneremo, e che faremo di tutto per continuare a lavorare con loro e dargli una possibilità di riscatto o di rinascita sociale.

Con questi metodi, ahimè, persone valide e gruppi efficienti, sono costretti a ritirarsi, e lasciar pascolare signorotti e ricchi, e mafie di ogni genere, con sorrisi falsi che ignorano completamente non solo le necessità della fascia di utenza in questione, ma soprattutto quelle dei nostri concittadini, che devono vivere tranquilli, consci che qualcuno monitora e sorveglia chi abbiamo sul nostro territorio, con attenzione, e con tutta la professionalità possibile nel proprio piccolo.

Scrivo questa lettera perché credo nel lavoro che facciamo, mi emozionano i risultati che potremmo raggiungere, mi sorprende come i ragazzi riescano a vedere le nostre sofferenze ed elaborarle, trovando il modo migliore per stringerci tutti ed andare avanti. Qualcuno fa storie ma come tutti i centri che si rispettino, sarebbe un’utopia avere con noi tutti angeli.

Rivolgo un appello al ministero degli interni affinché paghi il nostro lavoro, evitandoci di andarsi a prostituire per trovare soldi, ed evitando di regalare fiumi di liquiditá alle banche, a gravare ulteriormente sui giá scarsi euro 35,00 con i quali comunque, se veramente si vuole lavorare con le fasce dedicate, si possono raggiungere ottimi risultati.

Sono fiduciosa che il nostro Gruppo INTERcasa gea possa avere un futuro e possa essere un modello di professionalitá e familiaritá; un esempio da seguire per uscire dall’emergenza e normare protocolli di intervento chiari, definiti ed efficaci, da estendere a tutte le strutture.

Non ho altro da aggiungere.
Confidando nella Vs disponibilitá e comprensione,

Porgo cordiali saluti
Paola Fanali

Lascia un commento